L’olio di colza è un argomento interessante e un po’ controverso, per questo ritengo di fare un po’ di chiarezza.
La colza è una pianta molto diffusa nelle regioni del Nord Europa e appartiene alla stessa famiglia di cavoli, broccoli e ravanelli.
Negli ultimi anni, l’olio estratto da questa pianta è stato al centro di molti dibattiti per via delle sue caratteristiche e dei suoi molteplici usi.
Forse qualcuno ricorderà il film “L’olio di Lorenzo” con Susan Sarandon, dove si racconta la storia di una famiglia che scopre un trattamento per la malattia rarissima del figlio basato sull’acido erucico, un componente dell’olio di colza, che nel film rallenta il processo degenerativo della malattia.
Questo acido, però, ha una lunga storia di utilizzo non alimentare a causa dei suoi potenziali effetti tossici. In passato, infatti, l’olio di colza veniva usato più per illuminare le lampade che per cucinare.
Ancora oggi, trova impiego come carburante e, soprattutto in Europa, nella produzione di biodiesel.
Le cose iniziano a cambiare negli anni ’70, quando i contadini canadesi hanno sviluppato una varietà di colza a basso contenuto di acido erucico e glucosinolati, il rpimo potenziale responsabile di patologie cardiovascolari e epatiche, i secondi sono sostanze che possono influire negativamente sulla tiroide.
Il risultato delle continue modifiche e delle variazioni genetiche ha portato ad un “nuovo” olio, detto di “Canola”, che ha conquistato il mercato per le sue migliori qualità nutrizionali.
Quest’olio contiene una buona dose di acido oleico, lo stesso che troviamo nell’olio d’oliva, per cui, soprattutto nei mercati non mediterranei, è diventato di uso comune e tende a sostituire l’ilio EVO. Inoltre è talmente versatile da essere usato anche per friggere a livello industriale.
L’olio di colza moderno è ora disponibile in diverse varianti, incluso quello vergine spremuto a freddo, preferito da molti consumatori in Europa per la sua purezza e per l’assenza di solventi chimici nel processo di estrazione.
Nel nostro paese c’è ancora resistenza, nonostante sia molto diffuso come ingrediente di moltissimi prodotti confezionati.
Il Canada è il maggior produttore ed esportatore mondiale, con una grande quantità di olio che arriva direttamente sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo.
Ma non è tutto oro ciò che luccica.
Anche se l’olio di colza e la sua variante, l’olio di Canola, hanno subito numerosi miglioramenti, ci sono ancora alcuni aspetti che meritano attenzione. La raffinazione di questi oli spesso prevede l’uso di processi chimici come la decolorazione e la deodorizzazione, che li rendono trasparenti e privi di odore, ma che sollevano dubbi sulla loro salubrità. Questi oli sono presenti in molti prodotti industriali, dalle merendine ai biscotti, dai grissini alle zuppe pronte, proprio perché sono economici e versatili.
In Germania l’olio di colza è molto apprezzato e si trova anche in versione pura, chiamato “rapsöl“, spesso prodotto con metodi ecosostenibili. Tuttavia, ci si può chiedere quanto sia realmente salutare rispetto ad alternative meno trattate come l’olio di lino, di canapa o, il più noto, olio extravergine di oliva.
Quindi cosa suggerisco?
In definitiva, quando si tratta di scegliere un olio per la nostra cucina, forse conviene optare per qualcosa di meno elaborato e più naturale.
Gli acidi grassi Omega 3 e Omega 6 sono facilmente reperibili in altri oli vegetali senza dover necessariamente ricorrere a prodotti che potrebbero essere stati sottoposti a processi industriali complessi. Insomma, la semplicità può essere la scelta più sana anche per fare la spesa.
Per cui occhio all’etichetta e scegli i prodotti che non contengono ingredienti troppo “sofisticati”.
Ad ogni modo non sto demonizzando questo tipo di olio, dico solo cerchiamo di utilizzare gli alimenti nel migliore dei modi e quelli che conosciamo ancora poco, usiamoli con parsimonia.