Smettila di aspettare lunedì. Ricominciare non vuol dire rinunciare

“Dottoressa, io ci provo… ma dopo poco mi perdo.”

Me lo dicono in tante, soprattutto prima delle feste.

Proprio in questi giorni prima di Pasqua.
Con il pensiero rivolto a colombe, pranzi infiniti, grigliate, dolci.
Sempre con un filo di vergogna nella voce, come se ammettere di essersi perse fosse una colpa.
Ma non lo è.
Perdersi è umano.
Ritrovarsi è un atto di amore verso se stesse.

Qualche giorno fa una paziente mi ha scritto: “Volevo iniziare questa settimana, ma tanto c’è Pasqua. Meglio aspettare dopo.”
E io le ho risposto:
“E se invece iniziassi adesso, fregandotene di quei due giorni?”

Perché il punto non è il “dopo”. Il punto è che ti hanno abituata a pensare che le feste siano un ostacolo.
Ma il vero ostacolo è la convinzione che, una volta smarrita, non puoi più tornare.

Ed è proprio qui che entra in gioco una storia che racconto spesso. Una storia semplice, ma potente.
Una storia che ci riguarda tutte, più di quanto immaginiamo.

La storia della rana bollita  

C’è una storia che mi porto dietro da tempo.
Forse la conosci. O forse no.
È semplice, ma mi ha aiutata a spiegare ciò che tante persone – me compresa – vivono ogni giorno senza accorgersene.

Immagina una rana che salta in una pentola d’acqua tiepida.
È piacevole, rilassante. Non c’è nessuna minaccia.

Poi l’acqua inizia a scaldarsi. Un po’ alla volta. E lei si adatta.

Pensa: “Va bene, è solo un po’ più calda”.
Poi: “Ormai sono qui, aspetto ancora un po’”.
Poi: “Appena si calma tutto, salto fuori”.

Ma non salta più. Perché si è abituata troppo.
E quando arriva il momento per reagire… è stanca.

Non ce la fa.

Mi è successo, sai? In altri ambiti della vita. A restare in situazioni che non mi facevano bene, a rimandare decisioni,
a convincermi che “in fondo va tutto bene”.

E mi accorgo che succede anche a tante persone quando si parla di alimentazione, di corpo, di cura di sé.

Ti adatti.
Rinunci.
E intanto, dentro, ti spegni.

Ma ecco la buona notizia: non siamo rane. E possiamo scegliere di saltare fuori. 

Prima. 

Ora.

Non sei pigra. Sei confusa.

La forza di volontà non c’entra. Il problema non è che ti manca la disciplina. Il vero blocco è che nessuno ti ha mai insegnato a rientrare.

Tutti parlano di “inizio”. Pochi ti parlano di “ritorno”. Di come si fa a rientrare in te stessa, anche dopo uno stop.

Vuoi sapere come la penso? Ecco la risposta il ritorno inizia con una sola domanda: come voglio sentirmi tra 3 giorni?

Non tra 3 mesi.
Non dopo Pasqua.
Non quando avrò -5kg.

Tra 3 giorni.

Immagina: ti svegli, respiri meglio. La camicia non tira. La mente è meno affollata. Hai scelto tu, anche solo una volta, e quella scelta ti ha fatto bene.

È da lì che si ricomincia. Non da un numero su quella maledetta bilancia, non da quel lunedì che non arriva mai.

Da una sensazione di benessere.

Cinque piccoli gesti per ricominciare da te

  • Bevi un bicchiere d’acqua… in più.
    Non farlo per “depurarti”, ma per riconnetterti.
    Bevilo lentamente, ascolta il gesto. È il tuo primo “sì” a te stessa.
  • Aggiungi una verdura al tuo piatto, anche se non ti viene voglia.
    Non per togliere qualcosa, ma per aggiungere nutrimento e presenza.
    Ogni volta che scegli ciò che ti fa bene, ti stai ricordando chi sei.
  • Scrivi una frase che ti aiuti su un post-it e mettila sul frigorifero.
    Qualcosa come: “Mi prendo cura di me anche oggi”.
    A volte basta leggerla mentre apri lo sportello per non agire in automatico.
  • Fermati 3 minuti dopo ogni pasto. Solo per sentire.
    Hai fame ancora? Ti senti pesante? Soddisfatta? In colpa? Nulla?
    Non devi giudicarti. Devi solo ascoltare. Il corpo sa. Basta rientrare in sintonia.
  • Parlane. Con qualcuno che ti capisca, non che ti corregga.
    Un messaggio a una persona che ti sostiene, un audio a te stessa, un diario.
    La chiarezza arriva solo quando smetti di tenerti tutto dentro. Le cose diventano reali se le dici ad alta voce!

Come avrai capito il mio messaggio di oggi è chiaro e semplice: il percorso non inizia quando le circostanze sono perfette. Inizia quando smetti di rimandare.

Pasqua può essere una scusa, così come qualsiasi ostacolo nella tua quotidianità. Oppure può essere un inizio.
Sta a te decidere da che parte stare.

Se hai bisogno, io ci sono.
 Anche se sei ferma da tempo.
Anche se ti sei persa.
Scrivimi. Oppure, inizia da te. Ma inizia.

Ora.

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